Viva la libertà (voto:8/10)

Viva la liberta

SCHEDA TECNICA


REGIA: Roberto Andò

GENERE: Drammatico

PRODUZIONE: Italia

ANNO: 2013

DURATA: 94 min.

CONSIGLIATO A: Chi non è ancora convinto che Toni Servillo è il miglior attore che abbiamo in Italia.

INTERPRETI: Toni Servillo, Valerio Mastandrea, Valeria Bruni Tedeschi, Michela Cescon, Anna Bonaiuto, Eric Trung Nguyen, Judith Davis, Andrea Renzi, Gianrico Tedeschi, Massimo De Francovich, Renato Scarpa, Lucia Mascino, Giulia Andò, Stella Kent, Federico Torre.

TRAMA – RECENSIONE


Se il vero politico fosse quello pazzo? Se la democrazia non fosse altro che un palcoscenico, sul quale lo statista sa recitare meglio di altri, ridotti a comparsa? Se, cioè, quello che fino a ieri si diceva per screditate qualcuno, non fosse altro che l’ormai consumata riduzione della politica a cura collettiva di paure e angosce?
Viene da pensare che “Viva la libertà” non sia il moralistico resoconto sulla vita dei politici, stretti tra i sondaggi e gli umori delle platee e delle piazze, ma qualcosa di più, ovvero l’analisi di un’isteria collettiva, di quel bisogno di trovare sicurezze mondane nell’epoca della morte di Dio.

Enrico Oliveri (un grande Toni Servillo) è il segretario del maggior partito di opposizione. I colori delle bandiere e la foto di Enrico Berlinguer, che campeggia in sede, tolgono ogni dubbio sul fatto che si tratti del Partito Democratico. Oliveri non ha carisma. Ha perfino fatto le scelte sbagliate, forse troppo ‘moderate’. Decide di abbandonare tutto e fugge in Francia, nottetempo, trovando riparo in un passato mai dimenticato. E in quel passato pesca anche il gruppo dirigente che su di lui ha scommesso, e che ora tiene nascosta la sua scomparsa. La sostituzione è indolore, anzi si rivela migliore del previsto: una lucida follia s’impossessa del partito, delle piazze, degli elettori.
È in Francia, però, che tutto diventa chiaro. Lì, Enrico capisce il mutamento quasi antropologico avvenuto negli ultimi decenni. Lascia immutato l’ordine delle cose dove ancora sopravvive, ed entra nella finzione. Fingendo perfino di non fingere. Un gioco di illusioni che è l’emblema della pazzia che ha conquistato il mondo.

Non coglie nel vero chi (e sono stati in tanti, anche tra le maggiori firme) crede di leggere nel film di Roberto Andò un richiamo alla ormai trita critica della base ai dirigenti di «non dire nulla di sinistra». Si può cogliere, invece, un ripensamento di questa redenzione laica dei destini, ora che l’avvento dei vari messia ha messo in luce come a vincere non sia più la scommessa sul «senso della Storia», bensì la fede cieca nella follia di uno.

Dici: per noi va male. Il buio cresce. Le forze scemano. Dopo che si è lavorato tanti anni noi siamo ora in una condizione più difficile di quando si era cominciato.
E il nemico ci sta innanzi più potente che mai. Sembra gli siano cresciute le forze. Ha preso una apparenza invincibile.
E noi abbiamo commesso degli errori, non si può negarlo. Siamo sempre di meno. Le nostre parole sono confuse. Una parte delle nostre parole le ha stravolte il nemico fino a renderle irriconoscibili.
Che cosa è errato ora, falso, di quel che abbiamo detto?
Qualcosa o tutto? Su chi contiamo ancora? Siamo sopravvissuti, respinti via dalla corrente? Resteremo indietro, senza comprendere più nessuno e da nessuno compresi?
O dobbiamo contare… sulla buona sorte?
Questo tu chiedi. Non aspettarti nessuna risposta
oltre la tua”.


(“A Chi Esita” – Poesia di Bertolt Brecht recitata da Tony Servillo)

Trailer:

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