Taormina film festival – 23 giugno 2012 – POMERIGGIO

taormina

ore 14:50 circa, Sala A palacongresso di Taormina. Mentre mezzo stordito dal caldo attendo pazientemente sulla mia poltroncina l’arrivo di Michele Placido mi passa accanto una bella signora con gli occhiali scuri seguita da alcuni organizzatori del festival. Mi saluta (evidentemente scambiandomi per qualcuno della produzione) e prosegue. Il viso mi è familiare, sono certo di conoscerla ma mi ci vogliono parecchi secondi per associare quel bel sorriso e quei ricci ribelli al volto di Lisa Edelstein, alias la dottoressa Cuddy de “il dottor House”. Si accomoda in prima fila in attesa che i tecnici sistemino il palco, con lei c’è la regista e attrice libanese Nadine Labaki.

Ore 15:18 – Sindaco di Taormina, Lisa Edelstein, Nadine Labaki

Breve intervento del sindaco che saluta gli ospiti e si prodiga nei soliti ringraziamenti di rito. Un pensiero va anche all’aria condizionata che non funziona come dovrebbe, nel senso che nonostante tutto fa ancora molto caldo in sala. Si scusa, conclude e si congeda.

Lisa Edelstein ringrazia tutti per l’invito ed afferma di essere lieta di trovarsi a Taormina, loda il cibo ed il panorama che, dice, è magnifico.

Nadine Labaki ringrazia lo staff del Taormina Film Festival per aver contribuito a realizzare il suo sogno di visitare la Sicilia. Si sofferma un attimo a parlare delle similitudini tra il popolo libanese ed il popolo siciliano, (in particolar modo le donne).

Dopo i brevi interventi delle due artiste viene dato spazio alle domande dei giornalisti. Rompe il ghiaccio un’inviata di Repubblica che chiede all’organizzatore del festival perchè si è scelto di orientare questa edizione verso la commedia.

Sesti risponde che l’obbiettivo che ci si è posti è stato fare un festival serio, competente, capace di esplorare a fondo la commedia, un genere che ha saputo dire in maniera divertente cose tragiche soprattutto in Italia. Cita il grande Alberto Sordi ed i suoi personaggi che hanno messo in luce molte caratteristiche anche sgradevoli del nostro essere italiani. Fare un festival con al centro la commedia, sostiene, significa ricollegarsi al  pensiero più bello e democratico del cinema: “si può amare Jerry Lewis e Fritz Lang”.

Proseguono le domande (alcune alquanto banali) stavolta rivolte a Nadine e Lisa: “Vi piacerebbe lavorare in Italia e con quali registi”? Nadine risponde (ovviamente!) che le piacerebbe anche se, sottolinea, recitare non è la sua priorità poichè lei preferisce stare dietro la macchina da presa  e conclude citando alcuni dei registi italiani che ha apprezzato di più (Garrone e Sorrentino) e con cui lavorerebbe volentieri. Lisa risponde (indovinate!) “yes, of course”, e fa i complimenti a tutti i siciliani per l’architettura ed i paesaggi magnifici.

Fine dell’incontro, breve pausa e poi…

Ore 16:12 – Campus con Michele Placido

Congedatisi la Edelestein e la Labik è il turno di un Michele Placido un pò “casual” (bandana ed aria da eterno trentenne). Ci si aspettava anche l’arrivo di Massimiliano Bruno che però per un serio problema di distacco della retina pare non abbia potuto prendere l’aereo.

Inizia la session Mario Sesti che ripercorre velocemente le tappe della singolare carriera dell’attore-regista, iniziata con una divisa in “Romanzo popolare”, continuata alla grande in TV con la serie “la piovra” (che spopolò nell’europa dell’est ove Placido è famosissimo) e culminata nella regia con “le amiche del cuore” (che addirittura andò a Cannes alla Quinzaine) e “Romanzo Criminale” (aggiungerei io il bistrattato “ovunque sei”, poetico e bellissimo”). Quindi chiede a Michele anticipazioni sul suo nuovo film girato in Francia, di genere noir.

Michele Placido conferma la eccezionalità del suo percorso e parla un pò del teatro, che ha recentemente ripreso (interpreta re Leardi William Shakespeare) e che è la forma d’arte che gli dà più soddisfazione.

Il direttore del festival coglie la palla al bazo per chiedere all’attore cosa ha in  più il teatro rispetto a regia e recitazione cinematografica. Secca e sincera la risposta: nel teatro si ha il piacere di costruire qualcosa con gli altri, di stare tutti alla pari, di litigare, confrontarsi, “incazzarsi”; il teatro “è il massimo del piacere di essere personaggio”.

Dopo aver parlato un pò del lungometraggio che sta realizzando in Francia, non mancando di sottolineare con toni critici che i mezzi che ha avuto a disposizione non sono i mezzi italiani, inizia il consueto spazio per le domande dei giornalisti. Nessuno però interviene così continua Sesti chiedendo all’artista lumi sul presunto flirt che gli è stato attribuito con Jodie Foster (ai tempi Placido aveva 29 anni ed era sposato, Jodie circa 16). Viene  raccontato il divertente aneddoto.

La discussione (forse furbamente indirizzata in questa direzione) si sposta sulla questione di quanto è difficile fare film di un certo tipo in Italia, con gente nuova, fresca, difficile perfino per uno che porta un nome celebre, figuriamoci per un esordiente o uno sconosciuto. “se Michele Placido non trova spazio assumendosi una responsabilità professionale, pensiamo un ragazzo normale”, conclude.

L’argomento pare interessare tanto che interviene un ragazzo dal pubblico che dice “noi scriviamo, scriviamo, ma chi produce?”. Spesso, prosegue, i produttori chiedono, “perche ti dovrei produrre?”. Un’ altra persona del pubblico racconta la sua esperienza di difficoltà e si spinge a proporre la soluzione che secondo lui è cercare di “investirsi”, ed usando una rete di persone fare qualcosa e farne parlare, farla vedere ed acquistare visibilità nella speranza di un finanziamento.

Michele Placido si trova totalmente d’accordo, “siamo tutti una grande famiglia ed anche chi è già arrivato deve mettersi in gioco, spingere per far andare avanti gli esordienti”.

Applausi fragorosi del pubblico, ormai il discorso ha preso una piega polemica che porta naturalmente a criticare chi è visto come radice di tutti i mali: il politico.

Non sto ad annoiarvi con il dibattito che si innesca, peraltro breve, vi cito solo la conclusione del regista, che sostiente che il problema dei nostri politici è che non sono uomini, perchè il potere acceca.

Applausi ed ancora applausi, autografi di rito e chiusura del campus.

Ore 17:37 – corto e proiezione del film “Få meg på, for faen”

il dopo campus inizia con la proiezione di un corto selezionato dal web dal titolo “amore tossico”, veramente molto divertente.

Prosegue con la proiezione di “Få meg på, for faen” opera prima della regista (appena venticinquenne) Jannicke Systad Jacobsen, un film (leggerete la recensione su uno dei prossimi post di oasidelcinema.net)  che parla di sessualità tra adolescenti con un linguaggio moderno e accattivante.

Alla fine della poiezione come direbbero alcuni impegni istituzionali mi hanno costretto ad abbandonare il festival (in realtà la febbre aveva deciso di farmi venir meno ai doveri di blogger) per cui non ho potuto seguire il film successivo e gli spettacoli al teatro antico ma è stata comunque una giornata lunga ed emozionante soprattutto per chi come me fa del cinema di qualità il proprio pane quotidiano.

Al prossimo post cari lettori, e “che possiate sempre avere il vento in poppa, il sole vi splenda in viso ed il vento del destino vi porti in alto a danzare tra le stelle”.

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: