Liberi (voto:6,5/10)

liberi

SCHEDA TECNICA


REGIA: Gianluca Maria Tavarelli

GENERE: Commedia, Sentimentale

PRODUZIONE: Italia

ANNO: 2003

DURATA: 105 min.

CONSIGLIATO A: fan di Nicole Grimaudo.

INTERPRETI:  Luigi Maria Burruano, Elio Germano, Nicole Grimaudo, Anita Zagaria, Myriam Catania, Rosa Pianeta.

TRAMA – RECENSIONE


Vincenzo (Elio Germano) – Vince, per chi ha parlato con lui per più di due volte – percorre la strada che da Bussi porta a Pescara, avendo come colonna sonora “I will survive” di Gloria Gaynor. Si lascia alle spalle l’opprimente rapporto con la fidanzata e il fallimento del matrimonio dei suoi, entrati in crisi dopo che Cenzo (Luigi Maria Burruano), il padre, licenziato dal petrolchimico in cui ha lavorato per tutta una vita, è entrato in depressione.

A Pescara la madre Paola (Anita Zagaria) gli ha procurato un lavoro e un piccolo alloggio. In un ristorante in riva al mare, Vince si inventa aiuto cuoco di Anita (Rosa Pianeta). Qui ne incontra la figlia, Genny (Nicole Grimaudo), una ragazza molto fragile ed insicura, affetta da DAP (disturbo da attacco di panico).
Vince la supporta nei tentativi di superare il disturbo, soprattutto l’incapacità di prendere mezzi pubblici e di trovarsi in posti affollati. Genny non è l’unica, però, a non essere riuscita a sopravvivere a qualcosa. Presto, anche Vince scopre che nemmeno sopravvivere basta, che la vita non può essere una ferita da rimarginare con «una lapida e un’epigrafe». Che non si vive nonostante tutto. Le paure non vanno ignorate, ma affrontate.

L’arrivo a Pescare del padre, intenzionato a recuperare il rapporto con la moglie, innesca un processo di profonda crisi, dalla quale Vince uscirà soltanto guardando in faccia le sue paure. La colonna sonora sarà, ancora una volta, I will survive, e lo specchio un mare limpido in cui, ormai sereno, potersi tuffare senza temerne le onde.

Il lieto fine è scontato. Ma sa sorprendere. Due ottime interpretazioni danno spessore a questo film del 2003, senza le quali sarebbe rilegato nel classico stereotipo del rapporto tra giovani e vecchi. E sono le due interpretazioni che hanno da fare col disagio psichico. Burruano non concede spazio all’immagine compassionevole del depresso: il disagio non sempre si esterna in richiesta d’aiuto esplicita, con lacrime ed implorazioni. A volte, il depresso è uno spaesato in un mondo che non capisce più. La Grimaudo, poi, è sublime. Giovanissima (allora aveva appena 23 anni), riesce ad interpretare perfettamente uno stato, quello dell’ansia e il conseguente attacco di panico, di cui poco si parla, e ancor meno se ne vuole parlare.

Unica pecca del film pare la trama narrativa, che non sempre riesce ad amalgamare bene il tono a volte canzonatorio con la profondità dei temi trattati.

Trailer:

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