La scuola (voto:7,5/10)

la scuola

SCHEDA TECNICA


REGIA: Daniele Lucchetti

GENERE: Commedia

PRODUZIONE: Italia

ANNO: 1995

DURATA: 104 min.

CONSIGLIATO A: Chi ha nostalgia degli anni passati tra i banchi di scuola.

INTERPRETI: Fabrizio Bentivoglio, Silvio Orlando, Anna Galiena, Enrica Maria Modugno, Antonio Petrocelli, Edoardo Sala, Anita Zagaria, Anita Laurenzi, Vittorio Ciorcalo, Gea Martire, Roberto Nobile, Mario Prosperi, Maurizio Panoni, Giulio Guglielmann, Paolo Merloni, Valerie Nicolas.

TRAMA – RECENSIONE


«La scuola è una guerra» si sente profferire, ad un tratto, al prof. di francese durante lo scrutinio di una 4a. E non c’è dubbio che possa sembrarlo, anche perché la sceneggiatura tira alquanto su alcuni luoghi comuni. Tuttavia, seppur centrato su certi schemi, La scuola (1995) di Daniele Lucchetti, premiato con un David di Donatello, è un film riuscito, senza tante pretese, che rivede quegli anni di «guerra» dal punto di vista dei docenti.

All’inizio dell’anno, davanti alla Maiello (Anna Galiena), docente di matematica e fisica, incaricata di redigere l’orario, passa l’intero corpo docente protagonista del film. Tanto sicuri (almeno fino ad un certo punto) del fatto loro, davanti alla collega sgranano la litania della quotidianità e i suoi problemi. La Maiello, l’unica ad avere un mutamento durante l’anno, è sopraffatta dall’egoismo dei suoi colleghi, ciascuno attento ad ottenere qualcosa per sé al fine di alleviare quel peso, quella routine che il passare degli anni non attenua, e anzi accentua.

È solo l’inizio. Gran parte del film è la descrizione del collegio docenti durante lo scrutinio, con qualche flashback sulla gita di Verona, momento quasi unico di spensieratezza per docenti e alunni. Attorno ad un preside emblema stesso dello sfascio che lo circonda, si dispongono l’ala sinistra, ingenua riproposizione di certe banalità socio-psicologiche una volta di moda, e l’ala destra, barricata in una arcigna difesa di ruoli e incapace di vedere la sofferenza di quei giovani che pur dovrebbe educare. Le battute, quasi sempre brillanti, stemperano un clima comunque pesante (molto meno che nella realtà), dove le due fazioni, fintanto che non verranno mostrati i limiti di ciascuno dei componenti, si combattono per una bocciatura.

«Astariti non è bravo, è un “primo della classe” – dice il professore Vivaldi (Silvio Orlando) – Astariti non c’ha i capelli tagliati alla mohicana, non si veste come il figlio di uno spacciatore, non si mette le scarpe del fratello che puzzano. Astariti è pulito, perfetto. Interrogato, si dispone a lato della cattedra senza libri, senza appunti, senza imbrogli. Ripete la lezione senza pause: tutto quello che mi è uscito di bocca, tutto il fedele rispecchiamento di un anno di lavoro! Alla fine gli metto 8, ma vorrei tagliarmi la gola! Astariti è la dimostrazione vivente che la scuola italiana funziona con chi non ne ha bisogno!». Posizione, questa, ormai non condivisa da moltissimi, che ne hanno sperimentato gli effetti negativi e frustanti sull’impegno e sull’educazione dei più giovani. E che, tuttavia, se compresa nella sua sincerità, al di là della forzatura scenica, dice qualcosa di vero. Una scuola che non penalizzi chi sa correre, senza dimenticare chi deve ancora imparare a camminare è forse possibile, e per questo vale la pena ancora insegnare.

Il film si chiude con due colpi di scena. Arrivati troppo tardi. Eppure, c’è ancora spazio per una verità profonda, che ogni docente avrà sperimentato nella propria carriera: «A noi professori capita una cosa spaventosa: i nostri ragazzi non invecchiano mai, vengono qui giovani e se ne vanno che sono ancora giovani. E noi? Noi invecchiamo al posto loro. Ma cos’è, un film dell’orrore? Un effetto speciale?».

Clip:

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