La caduta – gli ultimi giorni di Hitler (voto:9/10)

La caduta

SCHEDA TECNICA


REGIA: Oliver Hirschbiegel

GENERE: Drammatico

PRODUZIONE: Germania

ANNO: 2004

DURATA: 150 min.

CONSIGLIATO A: chi vuol sentire sulla propria pelle le emozioni che suscitò la caduta del Reich.

INTERPRETI: Bruno Ganz, Alexandra Maria Lara, Corinna Harfouch, Ulrich Matthes, Juliane Köhler, Thomas Kretschmann, Heino Ferch, Christian Berkel, Matthias Habich, Michael Mendl, André Hennicke, Ulrich Noethen, Birgit Minichmayr, Rolf Kanies, Justus von Dohnanyi, Gotz Otto.

TRAMA – RECENSIONE


Quando il film apparve, nel 2004, fu accompagnato da lunghe polemiche. Paradossalmente tutte, quale che fosse la matrice ideologica, avevano in comune la ripugnanza verso un volto reso umano dalla decadenza fisica e dall’ottundimento della capacità di comprendere quello che si stava consumando. Anni e anni di giochi storiografici avevano portato a dimenticare la vera, grande domanda sottesa a quegli avvenimenti: come può l’uomo arrivare a tanto? Aveva risposto già nel 1600 Blaise Pascal: «L’uomo non è né angelo né bestia, e disgrazia vuole che chi vuol fare l’angelo fa la bestia». I tentativi di andare oltre l’uomo, facendone artefice di un mondo nuovo e perfetto, si sono sempre conclusi in altra miseria, ben più consistente di quella che si voleva lasciare scalando le alture della volontà.
In questo il film è spettacolare: sa rendere perfettamente il clima di degrado degli ultimi giorni prima che il Reich millenario si dissolvesse. Nella tetra Berlino di quei momenti si incontrano individui ancora inebriati di potenza, e altri distrutti dalla coscienza che il futuro radioso, promesso un decennio prima a Norimberga da quel dio soldato disceso dal cielo (racconto narrato da Leni Riefenstahl in Triumph des Willens), è andato definitivamente perduto. Ci sono gli opportunisti che vogliono salvarsi a tutti i costi, i vigliacchi che non sanno farlo senza il loro supremo duce, e qualche persona ancora lucida, o che lo diventa pian piano, quando è impossibile non accorgersi del tramonto verso cui si è destinati.
Di grande spessore la prova di Bruno Ganz nei panni di Aldolf Hitler: è facile dare corpo alla follia, ma non lo è affatto interpretare l’incoscienza senile, il crollo delle false certezze che avevano alimentato una mente malata di sé. Ganz ci è riuscito, lasciando un’eredità pesante a quanti, dopo di lui, vorranno ancora cimentarsi col personaggio dell’Imbianchino, senza però cadere in facili luoghi comuni.
Convincenti anche Alexandra Maria Lara nei panni della segretaria Traudl Junge, Juliene Köhler in quelli di Eva Braun, e Christian Berkel in quelli del medico SS Ernst-Günter Schenck. Meno convincente Corinna Harfouch: la sua Magda Goebbels è un’isterica più che una invasata. Senza colore l’interpretazione di Goebbels da parte di Ulrich Matthes.

Trailer:

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