Io sono Li (voto:7,5/10)

io sono li

SCHEDA TECNICA


REGIA: Andrea Segre

GENERE: Drammatico

PRODUZIONE: Italia, Francia

ANNO: 2011

DURATA: 100 min.

CONSIGLIATO A: Chi ama il cinema-documentario e le storie sussurrate.

INTERPRETI:  Zhao Tao, Rade Sherbedgia, Marco Paolini, Roberto Citran, Giuseppe Battiston.

TRAMA – RECENSIONE


Andrea Segre, regista e docente di Sociologia della comunicazione presso l’università di Bologna, è un documentarista italiano dei più noti. Da sempre attento alle tematiche inerenti la solidarietà internazionale ed il confronto tra le culture,  Segre ha realizzato una lunga serie di opere molto apprezzate dalla critica, quasi tutte aventi come oggetto le migrazioni dei popoli e le difficoltà di integrazione tra etnie diverse.

“io sono Li”, pluripremiato alla 68° mostra del cinema di Venezia e presentato con successo in vari festival in giro per il mondo è tra le sue pellicole più conosciute e toccanti: sullo sfondo immobile e grigio della laguna di Chioggia (un comune in provincia di Venezia) si sviluppa la storia di Shun Li, immigrata cinese che per ripagare il suo debito e far venire il figlioletto in Italia è costretta a lavorare in un’osteria del paese.

Tra i pescatori che abitualmente frequentano il locale vi è Bepi detto “il Poeta”, di origini slave e da tanti anni residente in Italia. Accomunati da una malinconica solitudine e dalla delicatezza d’animo, Bepi e Li imparano lentamente a conoscersi e tra i due si instaura una sincera amicizia, fatta di silenzi e rispetto reciproco e capace di andare oltre i pregiudizi e le differenze culturali. Quando l’amicizia inizierà a trasformarsi in qualcosa di più profondo, incontreranno le resistenze sia della comunità cinese che della comunità chioggiana, incapaci entrambe di comprendere la genuinità dei loro sentimenti…

Le trasformazioni del paesaggio durante il trascorrere delle stagioni accompagnano il percorso di superamento delle differenze etniche e sociali da parte dei protagonisti, seguiti da Segre con distacco e particolare attenzione alle loro differenze linguistiche, fondamentali nello sviluppo della storia. L’approccio è quello del documentarista, lo sguardo è però quello dell’intellettuale e del poeta, innamorato dei suoi personaggi e del suo lavoro. Ne risulta un film dalla doppia anima mantenuto in equilibrio tra desiderio e realtà, triste e bello ma soprattutto necessario. Da vedere.

Trailer:

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