In the flesh – Miniserie (voto: 7,5/10)

In the flesh

SCHEDA TECNICA


REGIA: Jonny Campbell

GENERE: Horror, Drammatico

PRODUZIONE: Regno Unito

ANNO: 2013

STAGIONI: 2

CONSIGLIATO A: Chi vuol vedere una serie di qualità sugli zombie.

INTERPRETI:  Luke Newberry (Kieren Walker), David Walmsley (Rick Macey), Harriet Cains (Jem Walker), Emily Bevan (Amy Dyer), Steve Evets (Bill Macey), Kenneth Kranham (Vicar Oddie).

TRAMA – RECENSIONE


Credevo che dopo “The Walking Dead” sarebbe passato un bel pò di tempo prima che sul panorama telefilmico internazionale si affacciasse una serie TV sugli zombie di pari qualità ma neanche il tempo di pensarlo e la rete britannica BBC mi sorprende presentando nel marzo 2013 “in the flesh”, originale miniserie in tre puntate che prende spunto dalla classica epidemia che trasforma gli umani in morti che camminano, per divenire poi un profondo e toccante racconto sull’accettazione del diverso e sui mostri che la paura e l’ignoranza sono capaci di generare.

La serie, ambientata in un immaginario villaggio dell’Inghilterra, inizia con il volto innaturalmente pallido del timido adolescente Kieren in procinto di essere dimesso da un ospedale. Dai discorsi del ragazzo con il medico che lo assiste e dai suoi brevi flashback comprendiamo rapidamente quelle che sono le premesse della storia: Kieren è una delle migliaia di persone decedute che per cause sconosciute un giorno sono uscite dalla bara ed hanno iniziato a vagare per per le strade aggredendo e divorando i vivi. Dopo un periodo di assedio del villaggio da parte degli zombie (contrastati da milizie di abitanti, tra i quali la sorella di Kieren) il governo riesce a trovare una cura a quella che viene definita “PDS – sindrome di parzialmente deceduto” e, previa una lunga riabilitazione decide il rientro dei “malati” alle rispettive famiglie. Non tutti però nel villaggio riusciranno a superare i pregiudizi e la paura nei confronti dei risvegliati: l’odio, l’intolleranza, la violenza proveranno a prendere il sopravvento…

Malinconico e commovente, “in the flesh” affronta con coraggio e delicatezza temi importanti e riesce quasi senza farcene accorgere a proiettare su di noi i conflitti dei personaggi, che divengono i nostri conflitti: il senso di colpa che prova Kieren per avere ucciso, nel suo stato di zombie, una ragazza in un supermarket diviene il nostro senso di colpa, come sulla nostra pelle sentiamo la voglia di ricominciare di Amy (una “parzialmente morta” amica di Kieren) nonostante i giudizi e le cattiverie della gente, o il rifiuto della propria identità di Rick, succube del padre al punto da negare la sua condizione di morto ritornato alla vita.

Un piccolo gioiello scritto da Dominic Mitchell (del quale è stata annunciata fortunatamente una seconda stagione per il 2014) che non può mancare assolutamente nel bagaglio “seriale” di qualsiasi appassionato. Buona quasi morte a tutti, ed alla prossima…

Trailer:

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