Cane di paglia (voto:8,5/10)

cane di paglia

SCHEDA TECNICA


REGIA: Sam Peckinpah

GENERE: Drammatico

PRODUZIONE: U.S.A.

ANNO: 1971

DURATA: 118 min, 113 min (ed. censurata)

CONSIGLIATO A: Cani di paglia che non hanno preso fuoco.

INTERPRETI: Dustin Hoffman, Susan George, Peter Vaughan, T.P. Mckenna, Del Henney, Jim Norton, Donald Webster, Peter Arne, June Brown, Chloe Franks.

TRAMA – RECENSIONE


“I cani di paglia non sanno difendersi dalle avversità della vita e non reagiscono alle offese. Essi subiscono supinamente il loro destino. Talvolta però, i cani di paglia prendono fuoco…“.

David, un matematico americano, si trasferisce nella campagna scozzese con la bellissima moglie per proseguire i suoi studi. Amy, sensuale ed annoiata, si diverte a provocare gli abitanti con i suoi modi disinibiti mentre il pavido ed innocuo David è costretto a sopportare gli insulti dei rozzi contadini che approfittano della sua indole mite per prenderlo pesantemente in giro.
In poco tempo la situazione precipita: mentre David viene trattenuto con l’inganno in una battuta di caccia, alcuni dei contadini stuprano Amy che profondamente scossa decide di non raccontare nulla. Ignaro di tutto il timido matematico continua a subire le angherie del gruppo di uomini, sotto lo sguardo colmo di disprezzo e rancore della moglie, violata terribilmente ed incapace di perdonare il marito per la sua codardia e per non essersi accorto di nulla.

Il limite di sopportazione di David viene raggiunto e superato quando il gruppo di bulli, ubriachi, armati e  prepotenti, assalta la sua casa per linciare un mentecatto che egli sta cercando di difendere: accecato dalla rabbia il “cane di paglia” si incendia e scatena la sua ferocia ed il suo ingegno contro i suoi assalitori, massacrando tutti uno dopo l’altro.

Un’opera che turba profondamente. I sentimenti forti evocati da alcune scene, prima fra tutte il terribile stupro di Susan George (Amy) che ricordo non mi fece dormire per parecchie notti, lasciano un segno indelebile nella memoria dello spettatore; La passività di Dustin Hoffman, vigliacco fino all’eccesso e quella sensazione che una grande ingiustizia sia stata compiuta e nessuno abbia pagato abbastanza si contrappongono all’impronta della violenza (vera protagonista del film) che sentiamo impressa dentro di noi mentre partecipiamo con trasporto al massacro del branco, colpevole del più orrendo dei crimini.

C’è un diavolo dentro ognuno di noi che si dimena per uscire fuori, sembra dirci Sam Peckinpah: la civiltà, le regole sociali soccombono di fronte alla violenza, vero fondamento dei rapporti umani. Il sapore di sangue che sentiamo in bocca quando scorrono i titoli di coda ed il film finisce, ci conferma che è cosi.

Trailer:

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