Berlinguer ti voglio bene (voto:7,5/10)

berlinguer ti voglio bene

SCHEDA TECNICA


REGIA: Giuseppe Bertolucci

GENERE: Comico

PRODUZIONE: Italia

ANNO: 1977

DURATA: 95 min.

CONSIGLIATO A: I bruchi consapevoli che non diventeranno mai farfalle.

INTERPRETI: Roberto Benigni, Carlo Monni, Alida Valli, Chiara Moretti.

TRAMA – RECENSIONE


“Noi semo quella razza che non sta troppo bene che di giorno salta i fossi e la sera le cene, lo posso grida’ forte, fino a diventa’ fioco, noi semo quella razza che tromba tanto poco, Noi semo quella razza che al cinema si intasa pe’ vede’ donne gnude, e farsi seghe a casa. Eppure la natura ci insegna sia sui monti sia a valle, che si po’ nasce bruchi pe’ diventà farfalle, ecco noi semo quella razza che l’è fra le più strane, che bruchi semo nati e bruchi si rimane. Quella razza semo noi è inutile fa’ finta, c’ha trombato la miseria e semo rimasti incinta”

Questa poesia che recita Bozzone (interpetato da Carlo Monni) mentre con l’amico Cioni Mario (Roberto Benigni) vagabonda per le campagne della provincia è una mirabile sintesi dello spirito e del senso del film ed insieme un’amara considerazione sulla condizione di un certa (ampia) fascia della società italiana trombata dallo stato, dalla vita ma soprattutto trombata da se stessa ed incapace di alzare la testa.
L’alienazione di Mario, sottoproletario senza soldi e perennemente a caccia di donne, la sua sofferenza esistenziale che sentiamo così familiare (esemplificata nei continui riferimenti a seghe e masturbazione, sintomi di una solitudine che non lascia scampo e che trova sollievo soltanto nella speranza irreale di una rivoluzione guidata dal leader del partito comunista Enrico Berlinguer) ci colpisce proprio dove ci fa più male, ci fa incazzare e venir voglia di insultare, bestemmiare, vomitare scurrilità verso qualcosa o qualcuno che però non riusciamo bene ad identificare.
Ed è proprio così che procede il film, tra comicità e drammaticità, infarcito di parolacce, provocazioni verbali a volte disturbanti, ragionamenti illogici ma profondamente espressivi, mantenendo i tempi del cabaret e dando spazio alla irrefrenabile, assurda, grottesca, sboccata comicità dell’uragano Benigni, qui al suo esordio sul grande schermo.
Il risultato è una riflessione amara e malinconica sullo squallore della vita degli ultimi, degli sfigati, dei bruchi che non diventeranno mai farfalle per i quali non ci sono sogni, opportunità, nè Dio e nemmeno l’amore.

Il film, girato in pochissimi giorni, fu un clamoroso insuccesso anche perchè la censura lo vietò ai minori di 18 anni. Fu ispirato da un monologo teatrale scritto dallo stesso Bertolucci: “Cioni Mario fu Gaspare di Giulia”. Personalmente rimpiango il Benigni di quei tempi, di gran lunga migliore del Benigni degli ultimi anni (“La vita è bella” compreso).

Clip:

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