Auguri professore (voto:8/10)

auguri professore

SCHEDA TECNICA


REGIA: Riccardo Milani

GENERE: Commedia

PRODUZIONE: Italia

ANNO: 1997

DURATA: 95 min.

CONSIGLIATO A: chi ha amato il precedente film “la scuola”.

INTERPRETI: Duilio Del Prete, Silvio Orlando, Claudia Pandolfi, Sergio Romano, Imma Piro, Lucio Allocca, Flavio Pistilli, Eduardo Tartaglia, Gianni Ferreri, Lucio Aiello.

TRAMA – RECENSIONE


Un furto d’auto è solo la metafora di un furto più grande. Avere la sensazione che il proprio lavoro non serva più a nulla, dopo aver coltivato per anni il proposito di cambiare qualcosa di più di una società – di cambiare le esistenze, non è forse il furto più grande che un uomo possa subire?

Dopo “La scuola”, Silvio Orlando ritorna di nuovo in cattedra, ma questa volta nei panni di un professore in crisi, Vincenzo Lipari. Il preside non è l’incolto pragmatista che abbiamo incontrato nel film di Luchetti, ma un vanitoso manager con ambizioni di seduttore. E che assilla con la presentazione di piani didattici che, come avranno modo di sperimentare leve di professori e studenti negli anni a venire (siamo ancora nel 1997), non servono a nulla, se non a raccontare la burocratizzazione di un’istituzione malata di pedagogismo. E gli studenti non hanno più domande da fare, e il professore non riesce più a suscitare entusiasmi.

L’acme della crisi è anche l’inizio della soluzione, rappresentata dall’arrivo come supplente di una ex alunna di Lipari, una brava Claudia Pandolfi nei panni di Luisa. Tre piani incominceranno ad intrecciarsi, saggiamente gestiti dal regista e da una più che buona sceneggiatura: la narrazione della prima supplenza del professore, e l’incontro con Luisa e con Michele Triglia, l’allora fidanzato; la narrazione degli studi del giovane Lipari, che è anche il racconto della scuola italiana negli ultimi cinquant’anni; il piano del presente, in cui il passato troverà modo di far nascere quel futuro che, non senza dolori, chiedeva di venire fuori.
L’invidia che il professore prova nei riguardi della sua giovane collega può sembrare il banale risentimento per chi dimostra di avere una marcia in più. Eppure, lasciando scorrere la trama, emerge qualcosa di profondo: è la rabbia per essersi perso, la paura di non ritrovarsi di chi vide, un giorno, la possibilità di trasmettere gioia e voglia di vivere – quei sentimenti che, nella propria carriera di studente, erano stati troppe volte repressi.

La fine non è melensamente lieta ma vera. E toccante, perché nella casualità degli eventi, c’è la possibilità di scorgere quanto profondi siano stati i solchi tracciati dell’aratro della passione.
Silvio Orlando ha il merito di rappresentare i dubbi emersi in certa parte della sinistra italiana circa le proprie teorie educative, radicate nell’insegnamento a partire dal ’68. Non è un caso che il film esca nel 1997, anno di forti disillusioni davanti alla riforma della scuola proposta dal primo ministro all’Istruzione di formazione comunista, Luigi Berlinguer. Quello che più piace sottolineare è che la supponenza e il giudizio facile del censore vengono meno, quando c’è la voglia di rimettersi in gioco e di capire i tempi. Così, durante la classica partita di pallavolo in palestra, il regalo consegnato al docente nasconde la verità sull’interiorità di quei ragazzi apparentemente vuoti, ma che sanno invece compiere le scelte giuste e porsi domande «di ampio respiro».

Clip:

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