Appartamento ad Atene (voto: 4/10)

Appartamento ad Atene

SCHEDA TECNICA


REGIA: Ruggero Dipaola

GENERE: Drammatico

PRODUZIONE: Italia

ANNO: 2012

DURATA: 95 min.

CONSIGLIATO A: Chi ha avuto un coinquilino fastidioso.

INTERPRETI: Laura Morante, Richard Sammel, Gerasimos Skiadaressis, Vincenzo Crea, Alba De Torrebruna.

TRAMA – RECENSIONE


Non è un gran bel film. E spiace dirlo, sia perché non si vorrebbe stroncare una produzione italiana, sia perché c’erano tutti i presupposti affinché un bel film lo fosse davvero.
Innanzi tutto la storia: siamo nel 1943 e la Germania ha già invaso la Grecia (corsi e ricorsi…). Nell’appartamento di una famiglia greca, gli Helianos (marito, moglie e due figli, Leda e Alex), viene alloggiato un ufficiale della Wehrmacht, l’esercito tedesco, che asservisce i membri della famiglia ai propri capricci. Inoltre, il film è tratto dall’omonimo romanzo di Glenway Wescott (1901-1987), romanziere americano di spessore, che nel 1945 diede alle stampe Appartamento ad Atene con successo di pubblico e di critica, e la cui prima traduzione italiana, firmata da Spina Vismara ed edita dalla Bompiani, risale al 1947. Adelphi ne ha dato una nuova traduzione nel 2003 ad opera di Giulia Arborio Mella. Nel cast, infine, c’è Laura Morante, una garanzia di virtù recitative senza il vizio del virtuosismo di chi vuole dimostrare la propria bravura.

Cosa non ha funzionato, allora? È che il cinema italiano crede di andare sul sicuro, quando tratta temi drammatici, estremizzando fino all’inverosimile il carattere dei personaggi. E d’accordo che ormai lo si fa anche nei salotti televisivi, ma il cinema rimane le settima arte, e un po’ di chiaroscuro non guasta. Ora, nel film ci sono sole due categorie di azioni morali: la cattiveria degna degli inferi e la pavidità che si rivela, infine, stupidità.
Bastano a far un bel film? No. E non perché non possano esserci state davvero situazioni storiche di questo tipo – anzi, forse peggio. Ma è da settant’anni che vediamo film in cui i tedeschi sono demoni, e se vuoi ancora dire qualcosa su questo tema, devi inventarti uno stile narrativo. Perché la realtà non è mai bicolore, ma mostra un ampio spettro entro cui puoi disegnare la più completa gamma di caratteri, senza per questo tralasciare di mettere in evidenza torti e ragioni.
Di buono ci sono le convincenti prove di Gerasimos Skiadaresis (Nicholas Helianos) e del giovanissimo Vincenzo Crea (Alex). Ci si aspettava di più dalla Morante, che comunque dà il meglio di sé nelle due ultime scene finali.

Trailer:

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